NoW-Economy

 

No Waste – Economy: Economia del Non Spreco

di Federico Morgantini (StudioMorgantini)

(Prima Stesura Maggio 2009, attuale versione Agosto 2010, English version under translation)

 

  

Introduzione

Il Sito web www.now-economy.com, acronimo di No Waste – Economy (Economia del Non Spreco), nasce come spunto di riflessione ed aggregatore di contributi sul tema dell’economia e della società futura. La convinzione del sottoscritto è che il valore su cui ruoterà il futuro sarà il Non-Spreco. In questo sito cerco di spiegare perché, con la speranza di stimolare tutti i lettori a dare il loro contributo scrivendo alla mail discussion@now-economy.com. Tutti i suggerimenti saranno analizzati ed i più validi verranno pubblicati in una sezione del sito apposita in fase di allestimento. Ringraziando anticipatamente tutti coloro che vorranno contribuire, vi auguro buona lettura.

 

Il mondo visto dalla Cina

Dalle finestre del mio Studio a Shanghai si vede uno skyline mozzafiato. Palazzi di oltre trenta piani si estendono a perdita d’occhio solcati dal Huang Pu River che bagna lo storico Bund (la mitica banchina di Shanghai che già negli anni ’30 era uno dei più grandi porti del mondo). Solo qui a Shanghai vivono oltre 18 milioni di persone (più che in tutta l’Olanda), che con l’interland diventano oltre 25 milioni (più che in tutta la Romania). Poi 12 milioni (come tutta la Grecia) vivono a Pechino, 32 Milioni (come Austria, Bulgaria, Scandinavia, Fillandia messe insieme) a Chongqing e così via per oltre 125 città da oltre 1 milione di persone (125 città mediamente grandi come Milano). 1.350.000.000 Cinesi (come due volte l’Europa ed il Nord America messi insieme) stanno “progredendo” davanti ai miei occhi. Televisioni, telefonini, automobili, abiti, prodotti alimentari confezionati, riviste, ristoranti, viaggi ...consumismo! L’impressione è che il “resto del mondo” non si sia proprio reso conto di cosa stia accadendo e sembra essere molto più concentrato sulla “crisi” di oggi che sul “baratro” di domani. Ma per chi vede il mondo dalle finestre Cinesi è forte la preoccupazione per come potrà essere il futuro.

 

La scarsità delle risorse

Le ultime generazioni dei Paese così detti sviluppati hanno divorato le risorse naturali di questo pianeta che in pochi anni vedrà il prezzo del petrolio, del gas, dell’acqua potabile (o semplicemente pulita), dell’acciaio, del rame e di molte altre materie prime arrivare a valori proibitivi. La globalizzazione non sta facendo scoprire il confort ed il benessere solo ai Cinesi ma anche a popolazioni sterminate come quelle presenti in India, Idonesia, Sud America e Africa. Tutti questi Paesi emergenti vogliono accedere a quelle stesse risorse che sono già scarse per Europa e Nord America. Cosa potrà accadrà in 5, 10 o 20 anni quando saranno 4 volte le persone di adesso a volersi dividere le sempre più scarse risorse presenti? Se tutti i Cinese, gli Indiani e gli Africani vorranno le bibite in lattina, dove troveremo tutto l’alluminio per farle? E così per ogni prodotto di largo consumo.

 

Dalla CRESCITA al NON SPRECO

Certo è facile immaginare guerre e dissidi alla ricerca delle risorse da consumare per raggiungere e mantenere un alto confort di vita e di serenità. Ma è anche auspicabile ed immaginabile una soluzione pacifica che dovrà passare necessariamente dal cambiamento dei valori fondamentali su cui oggi definiamo il benessere, il confort di vita e la serenità.
Il valore prioritario negli ultimi decenni è stato la CRESCITA. Pensandoci bene, tutto è riconducibile a questo. Ogni Stato voleva crescere il PIL (Prodotto Interno Lordo), ogni azienda voleva crescere il fatturato, ogni famiglia voleva crescere il proprio tenore di vita. Crescere, crescere, crescere... è ovvio che non sia pensabile farlo all’infinito. E questo sia perché le dimensioni del mercato sono finite, sia perché le risorse della terra sono finite (e certo non ci si sfama o si costruisce un nuovo telefonino con un raggio di sole). Così se la “crescita” è stato il valore che ci ha portato dove siamo, è chiaro che non potrà essere lo stesso per il futuro; tanto più che ora nella partita entrano tutti i grandi Paesi emergenti. Allora quale sarà il valore del futuro?
A mio avviso è sufficiente guardare dove stanno andando le Società più mature per comprenderlo. Prendiamo degli esempi banali.
In tutte le città più vivaci e creative, tutte le persone dinamiche ed i trand setter stanno usando il motorino, la Smart o la FIAT 500 per muoversi e non certo i “macchinoni”. Ed ormai è chiaro a tutti che il futuro è nelle auto piccole, che consumano poco, che usano poca lamiera, poco spazio e vi portano in ufficio in minore tempo e con quasi lo stesso confort dei macchinoni. E’ chiaro anche al Presidente Obama, che ha lasciato la Chrysler in mano alla FIAT pur di andare in questa direzione.
Le amministrazioni di città moderne promuovono o impongono sistemi di abbattimento di consumi come lampadine speciali, miscelatori di flusso o rubinetti automatici per avere lo stesso effetto pulente con meno acqua. Con le migliaia di litri di acqua potabile sprecata lavandosi i denti “con il rubinetto aperto” si potrebbero dissetare migliaia di persone che soffrono di disidratazione, coltivare migliaia di ettari di deserto o semplicemente consumare molto meno energia e tecnologia per i sistemi di purificazione.
In Città sofisticate ormai esistono negozi per fare lo “scambio” di abiti, libri, soprammobili ed altri beni durevoli; famoso quello dedicato ai prodotti di alta moda che è nato a Milano durante le sfilate di Settembre 2009.
In Paesi maturi anche l’illusione che i beni di consumo diano felicità e qualità di vita sta svanendo e le persone vogliono tornare ad avere tempo libero e rapporti umani.
In fine sostenibilità, energie rinnovabili e qualità dell’ambiente sono ormai valori condivisi quasi a livello mondiale e passano sempre per uno “sfruttamento minore o intelligente” delle risorse.
Quale è il valore alla base di tutti questi nuovi comportamenti? E’ il NON SPRECO!
Non serve avere grandi basi teoriche di macro economia o sociologia per comprenderlo. E’ evidente che se il NON SPRECO (e quindi la “ricerca di confort senza sprechi”) divenisse il valore condiviso a livello mondiale, potremmo confidare in una più lunga serenità e prosperità del genere umano.

 

L’avvento della NoW-Economy

Eccetto che per casi folli, il genere umano ha sempre dimostrato intelligenza e istinto di sopravvivenza, cos ì certamente con il tempo (a mio avviso anche breve) tutto il mondo si muoverà su questo nuovo valore e tutta l’economia ruoterà su esso: l’Economia del Non Spreco. Consumare senza spreco in modo da poter consumare tutti! Questo sarà l’economia del futuro se non vogliamo guerre e stravolgimenti.
Volendo dare una formula più mediatica si possono usare i termini inglesi NO WASTE = NON SPRECO e coniare un acronimo: NoWaste-Economy = NoW-Economy! La somiglianza con la ormai desueta New-Economy non è casuale, infatti come a quel tempo l’economia cambiarà e ci sarà grande euforia ed aspettativa sulle aziende focalizzate su produzioni, prodotti e servizi finalizzati al NON SPRECO. Ovviamente le parole chiave saranno: Confort Senza Spreco, Riciclaggio, Rinnovabile, Manutenzione, Ottimizzazione, Sobrietà, ecc..

 

La Crisi come acceleratore della NoW-Economy

L’umanità ha vissuto decenni di crescita che sembrava inarrestabile, come in un'enorme “Catena di Sant’Antonio”, dove entravano sempre nuovi consumi e consumatori per soddisfare gli investimenti fatti prima, fin quando nelle economie mature si è inceppato il meccanismo.
Oltre due anni di profonda crisi e di vera recessione hanno cambiato completamente la storia dell’economia.
Nei Paesi più maturi ormai si è interrotta l’euforia del consumismo. Europa ed Usa non torneranno mai al tipo ed al livello di consumi pre-crisi e cercheranno prodotti e servizi diversi. Infatti ormai si è preso consapevolezza che ci può essere confort anche senza spreco.
Sicuramente l’evoluzione naturale della Civiltà avrebbe comunque condotto alla Now-Economy, ma in pochi anni la grande crisi economica ne ha già formalizzato l’avvento.

 

I Paesi emergenti nella NoW-Economy

Se per le economie più evolute il passaggio dalla crescita al non spreco sta avvenendo quasi in modo naturale (in particolar modo dopo la crisi), storia diversa sarà l’istinto dei Paesi emergenti. Tanti di questi non hanno mai avuto un vero confort e molti non si sono neanche realmente accorti della crisi. Così probabilmente il loro istinto sarà comunque al consumismo vecchia maniera.
Però riuscire a far comprendere il valore del NO WASTE ai Paesi emergenti e far sviluppare in essi la NoW-Economy sin da subito sarà la via per evitare squilibri e conflitti mondiali.
Così forse sui Paesi emergenti sarà necessaria una mobilitazione internazionale ed una volontà politica (e quindi legislativa) nella direzione del NO WASTE, ma sicuramente anche in questi ben presto sarà il principio fondamentale che guiderà l’economia.
Nei i Paesi dove il benessere non è ancora diffuso sarà più facile creare abitudini virtuose tese al non spreco. Forse la situazione più complessa sarà in Cina. Infatti questo Paese è proprio nel boom del primo consumismo e il mito della crescita è centrico nelle proprie politiche economiche e sociali. In Cina spesso lo spreco ed il superfluo sono addirittura uno status symbol. Però è anche vero che c’è già una fortissima inclinazione al riciclaggio e alla ricerca di “soluzioni economiche” per la produzione di peni di consumo altrimenti troppo care per il tenore di vita medio. L’inevitabile aumento del costo delle materie prime incentiverà ancora di più tali inclinazioni.

 

La macro economia nella Now-Economy

Anche la macro economia cambierà il proprio focus dalla CRESCITA al NO WASTE. Gli stati faranno a gara non più per avere un PIL (o GDP, Gross Domestic Product) in crescita, ma per avere un TNS - Tasso di Non Spreco (o NWR: No Waste Rate) in crescita. Le aziende saranno valutate sulla base della crescita del rapporto qualità/prezzo dei loro prodotti e non più sulla crescita del fatturato. Magari un giorno il G8 sarà formato dagli stati “meno spreconi” e non dai più ricchi.

 

Le aziende di successo nella NoW-Economy

Sul lato commerciale è ovvio che avranno grandissimo successo tutte le società focus su tecnologie, prodotti e servizi legati al NO WASTE: da chi farà i rubinetti che consumano poca acqua a chi farà auto che consumano poca benzina o elettricità, da chi farà oggetti in materiale riciclato a chi ripristinerà quelli usati, da chi farà servizi di manutenzione a chi gestirà piattaforme di logistica intelligente, da chi fornirà servizi di costs/products sharing a chi disegnerà processi di ottimizzazione. Sono innumerevoli i settori e le applicazioni in cui declinare il valore del NO WASTE ed innumerevoli saranno le aziende che potranno nascere e fare la loro fortuna sul NO WASTE, proprio come nelle scorso decennio hanno fatto quelle della New-Economy su Internet.

 

La vita, i consumi ed il lusso nella NoW-Economy

Il fumo di sigaretta è stato simbolo sia di machismo che di emancipazione femminile, poi il sentimento antifumo è diventato talmente diffuso che adesso i fumatori sono considerati dei malati. Lo stesso avverà con lo spreco e con chi spreca!
Naturalmente nessuno dovrà smettere di lavarsi i denti, di muoversi, di comprarsi un paio di scarpe o dei biscotti, ma andrà fatto senza sprecare tonnellate d’acqua, benzina, carta, pelle, lana o plastica che sia.
Ogni prodotto di uso comune o ogni tecnologia che aiuta il vivere quotidiano potranno essere evolute in una logica NO WASTE, dando ripercussioni positive incredibili anche senza cambiare significativamente la qualità della vita stessa.
Se ogni stanza della casa avesse dei rivelatori di presenza e questi spegnessero le luci automaticamente all’uscita delle persone dalla stanza, si risparmierebbe molta energia senza perdere in confort di vita. Se se i prodotti del supermercato fossero confezionati con il minimo spreco di carta, cartone, plastica ed ammennicoli vari, avremmo comunque il frigo pieno e sprecheremmo molto meno. Si possono trovare centinai di esempi come questi.
Però è importante comprendere che “non sprecare” non significa “non spendere” (e quindi non far girare l’economia), ma significa “spendere in modo diverso”. A breve sarà di gran moda avere il nuovo telefonino fatto con materiale riciclato e batteria solare o avere le scarpe e gli abiti fatti con tessuti e pellami rigenerati. Ma addirittura il lusso diventerà NO WASTE. Già adesso molti divi di Hollywood e miliardari della new-economy stanno comprando le auto Tesla, piccolo produttore californiano che fa uno spider da oltre 200 km/h, dal costo di oltre 100.000$ ma con motore esclusivamente elettrico a bassissimo consumo. E magari in futuro si compreranno un grande yacht ricavato dal restauro di una nave dismessa ed alimentato solo dal vento e dall’energia solare (probabilmente costerà molto di più di uno di quei ferri da stiro rumorosi che esistono adesso, ma sarà molto più NO WASTE).

 

Il lavoro nella NoW-Economy

E’ pensabile che se sprecheremo meno, consumeremo anche meno e ci sarà minore produzione e quindi minore lavoro. In realtà consumeremo meno risorse naturali, cunsumandole “più volte” e sotto “vesti diverse”. Infatti il NO WASTE non implica necessariamente consumare meno prodotti finiti, implica consumarli senza spreco. Così l’iniziale timore della perdita di posti di lavoro, come ci fu con l’avvento del computer e poi di internet, presto si trasformerà in euforia di nuove professionalità e competenze.

 

Ringraziamenti

Ringrazio tutti gli amici del PENSATOIO, gruppo di pensiero e scambio di idee, composto da una decina di Italiani che vivono e lavorano in Cina come me. Infatti è scambiando pareri, articoli e informazioni varie con loro che ho “partorito” la NoW-Economy.

 

Mia breve Biografia

Mi chiamo Federico Morgantini e sono nato nel 1971 a Livorno; laureatomi in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, ho lavorato per circa un anno in un’azienda di informatica tecnica per poi creare la mia prima impresa nel settore Internet. All’apice della new-economy sono stato scelto da un gruppo finanziario francese per essere quotato in borsa in seno ad un aggregato internazionale. Sfumata la quotazione e passata la grande euforia di Internet, ho seguito con mio padre vari progetti in Italia come StudioMorgantini (consulenza e partecipazioni aziendali); nello stesso periodo ho anche ricoperto la carica di Vice Presidente dei Giovani Imprenditori di Assolombarda. Finché nel 2004 mi sono trasferito in Cina per aprire e gestire l’ufficio di Shanghai dello StudioMorgantini. Nel 2008 sono stato uno dei tre protagonisti di un film documentario co-prodotto dalla RAI sui giovani imprenditori, che è andato anche in concorso a Locarno 2009. Attualmente sto terminando anche un libro sulla mia esperienza di vita e lavoro in Cina. Per maggiori informazioni: www.federicomorgantini.com